Il Santuario Pelagos
Sono ancora in molti a pensare che per vedere un cetaceo si debba andare nel mezzo del Pacifico, in Baja California o in Sud Africa. Invece anche il nostro Mediterraneo ospita una vasta schiera di cetacei tra cui balene e delfini.
A poche miglia dalle nostre coste si possono incontrare le gigantesche balenottere comuni (la seconda specie più grande al mondo dopo le ‘azzurre’, con 20-24 metri di lunghezza), i capodogli (i più grandi predatori al mondo) ed altre sei specie di cetacei.
Da 27 anni i biologi marini di Tethys pattugliano le acque del bacino corso-ligure-provenzale per monitorare le popolazioni di cetacei presenti tutto l’anno nell’area. Sono infatti otto le specie di mammiferi marini che si incontrano regolarmente e la loro presenza numerica è tale da aver spinto i governi di Italia, Francia e Principato di Monaco, su proposta dello stesso Istituto Tethys, ad istituire un’area marina protetta che li tutelasse: Il Santuario Pelagos.
Il Santuario Pelagos dei Mammiferi Marini del Mediterraneo si estende per circa 88.000 km2 fra Italia, Francia meridionale e Sardegna e copre sia le acque marittime interne e territoriali di Francia, Monaco e Italia, sia quelle pelagiche adiacenti. Un tratto di mare che cela un patrimonio di inestimabile valore, di cui sono ancora in molti ad ignorarne l’esistenza.
Rispetto al resto del Mediterraneo le acque del Santuario sono caratterizzate da un elevato livello di produttività primaria, dovuta alla reciproca azione di complessi fattori oceanografici, climatici e geomorfologici. Gli elevati livelli di produzione primaria supportano una cospicua biomassa di zooplancton, fra cui i piccoli crostacei che costituiscono il cosiddetto “krill mediterraneo”. Le grandi quantità di zooplancton attirano a loro volta diverse tipologie di predatori, fra cui cetacei, mobule e tartarughe.
Le diverse specie di cetacei che vengono regolarmente avvistate nel Santuario trovano nelle sue acque le condizioni necessarie sia per l’approvvigionamento del cibo, sia per la riproduzione, e sono le balenottere comuni Balaenoptera physalus, i capodogli Physeter macrocephalus, gli zifii Ziphius cavirostris, i globicefali Globicephala melas, i grampi Grampus griseus, i tursiopi Tursiops truncatus, le stenelle striate Stenella coeruleoalba ed i rari delfini comuni Delphinus delphis. Le stenelle striate sono le più numerose, superando gli ottantamila esemplari, seguite dalle balenottere comuni delle quali in estate se ne possono contare più di quattrocento.
Tante specie diverse di cetacei devono però coesistere in un’ area caratterizzata da elevati livelli di pressione antropica. Gran parte delle aree costiere che si affacciano sul Santuario, soprattutto quelle continentali, sono infatti densamente popolate e disseminate di cittadine, con porti di rilevante importanza commerciale e con numerose aree industriali.
Molto deve dunque essere ancora fatto per mitigare l’impatto antropico e garantire la tutela a questi straordinari abitanti dei nostri mari.Un patrimonio che va conosciuto per poter essere apprezzato ed amato.
Le opportunità sono molte e vanno dall’escursione di mezza giornata o di un intero weekend a bordo di barche a vela o su motonavi da Whale-watching, alla partecipazione ad una delle crociere di ricerca che l’Istituto Tethys conduce nel Santuario partendo da Portosole a Sanremo.
Molto deve dunque essere ancora fatto per mitigare l’impatto antropico e garantire la tutela a questi straordinari abitanti dei nostri mari. Un patrimonio che va conosciuto per poter essere apprezzato ed amato.
Le opportunità sono molte e vanno dall’escursione di mezza giornata o di un intero weekend a bordo di barche a vela o su motonavi da Whale-watching, alla partecipazione ad una delle crociere di ricerca che l’Istituto Tethys conduce nel Santuario partendo da Portosole a Sanremo.
Chiunque, senza alcuna preparazione scientifica, può vivere l’emozione di incontri ravvicinati con balene e delfini, ed affiancare i biologi marini durante la raccolta dei dati, contribuendo fattivamente alla loro tutela www.tethys.org.